Verso l’Unione bancaria in Eurolandia: un percorso ad ostacoli

di Mariella Trucchi dal Numero 4 - Ottobre - Dicembre 2012
I tre pilastri per la realizzazione dell’Unione bancaria:

La creazione dell’unione bancaria in Eurolandia costituisce un tassello cruciale per la soluzione dell’euro crisi.
Ciò vale sia per ricostituire un sistema monetario unico, oggi frammentato in tanti sistemi nazionali non comunicanti, sia per andare verso una maggiore integrazione colmando le carenze originarie dell’eurozona, ma è un percorso irto di ostacoli. Alla crisi attuale dei debiti sovrani, si aggiungono le crepe del sistema bancario e per superare tali problemi, il vertice del Consiglio Europeo del 28 – 29 giugno 2012 ha deciso di creare l’Unione bancaria. Infatti, la frammentazione dei vari sistemi monetari fa sì che le economie periferiche siano più penalizzate da tassi più alti e crediti più scarsi rispetto a quelle core che godono di maggiori finanziamenti a costi minimi.
La realizzazione dell’unione bancaria si basa soprattutto su tre pilastri quali:
  1. l’operatività della vigilanza della Banca Centrale Europea con il superamento degli ostacoli politici alla sua approvazione definitiva;
  2. la creazione del meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie;
  3. la costituzione dell’assicurazione comune dei depositi.
Dopo il passaggio dalla Banca Centrale Europea alla vigilanza, si passerà alla ricapitolazione diretta degli Istituti da parte del Fondo EFSF e successivamente dell’ESM.
La creazione dell’Unione bancaria in Eurolandia serve per contribuire a ridurre gli ampi divari dei tassi di interesse pagati da famiglie ed imprese nei diversi Paesi e per rafforzarne la stabilità finanziaria.
La causa dei divari dei tassi di interesse nei vari Paesi risiede proprio nella differenza dei costi della raccolta bancaria negli stessi Paesi, cioè di quelle operazioni effettuate dalle banche per procurarsi risorse finanziarie, costi che dipendono dai diversi livelli dei rendimenti dei titoli sovrani. Nonostante l’unicità della politica monetaria con un solo tasso ufficiale praticato dalla BCE, esistono nei singoli Paesi condizioni monetarie molto diverse, tanto che al taglio dei tassi praticato dalla BCE è fatto seguito un aumento del costo del denaro. Quindi non vi è uniformità nel meccanismo di trasmissione delle decisioni della BCE e i flussi di capitale tendono a concentrarsi verso i Paesi core, proprio perché la ricerca della sicurezza nelle scelte di portafoglio ha un peso maggiore rispetto ad un più alto rendimento, così i flussi si capitale non svolgono più la funzione di livellare i tassi all’interno dell’unione monetaria.
Gli importanti passi compiuti dal vertice dell’Unione Europea del 28 – 29 giugno 2012 u.s. non sono stati ancora tradotti in misure operative definitive, ma ancora sono da completare e migliorare.

I) L’Operatività della vigilanza della BCE
La vigilanza comune sugli Istituti di credito dei 17 Paesi di Eurolandia è stata sottratta alle autorità nazionali competenti ed è stata assegnata alla Banca Centrale Europea (BCE) ed all’European Banking Authority (EBA) che svolge dal 2011 un’attività di coordinamento di tali autorità mirando alla convergenza normativa..
Se non sorgeranno ostacoli, la vigilanza in capo alla Bce diventerà operativa nel 2013 secondo una scansione operativa da approvare da parte del Consiglio dell’Unione Europea entro fine anno. Analizziamo ora le varie sigle BCE, EBA e le BCN per quanto riguarda i rapporti in tema di vigilanza. La BCE Banca Centrale Europea ha, come si è detto, competenza di politica monetaria su 17 Paesi di Eurolandia e presto otterrà la vigilanza su tali Paesi.
L’EBA European Banking Authority per la convergenza normativa esercita il coordinamento della vigilanza su tutti i 27 Paesi dell’area Euro. Secondo una prima bozza della Commissione europea, l’EBA dovrà cedere tutto il coordinamento della vigilanza ma resterebbe in campo per definire il quadro regolamentare per tutti i 27 Paesi.
Per gli otto Paesi candidati ad entrare nella moneta unica, il Regno Unito e forse la Danimarca dovrebbero restare fuori dalla vigilanza della BCE, ma sottoposti al quadro di regole EBA.
La discrepanza nella correlazione tra le banche, alcune sotto la supervisione della BCE, ed altre no, potrebbe influenzare negativamente l’obiettivo del Mercato Unico Bancario con resistenze politiche in fase di approvazione.
Il progetto dell’Unione Bancaria avrà ricadute sulla normativa nel continente. Per esempio in Europa le legislazioni nazionali sui fallimenti e sulmercato del lavoro nella parte applicata alle banche necessita di un’armonizzazione. Alla BCE sarà attribuito il compito di rilasciare la licenza bancaria. La bozza della Commissione indica che le BCN Banche Centrali Nazionali saranno esecutrici materiali delle decisioni della BCE in tema di vigilanza, lasciando a livello nazionale solo qualche responsabilità di minore importanza; il passaggio di consegne dalle BCN alla BCE previsto dalla Commissione sarà graduale e inizierà a partire da gennaio 2013. La BCE da gennaio 2013 vigilerà sulle Banche che usufruiscono del sostegno dell’EFSF European Financial Stability Facility – ESM European Stabilty Mechanism, poi da luglio 2013 anche sulle banche sistemiche individuate dal Financial Stability Board, infine da gennaio 2014 su tutte le banche. Tale gradualità deriva dal fatto che alla BCE servirà tempo per dotarsi delle necessarie competenze che spettano fino ad ora alle autorità nazionali. Per l’effettiva operatività della vigilanza centralizzata occorrerà tempo sia per problemi di natura organizzativa ed amministrativa – dovendo analizzare i bilanci di 7203 istituzioni bancarie e monetarie – sia anche per le resistenze di politiche nazionali che potrebbero rallentare l’operatività della vigilanza centralizzata. (Tabella A)
La BCE dovrà definire anche i rapporti con un altro organismo da poco costituito l’ESRB European Systemic Risk Board responsabile della vigilanza macro-prudenziale nell’UE.
Secondo la Commissione Europea tutti gli Istituti di Credito dovranno essere soggetti alla vigilanza della BCE; se invece si stabilisse in base ai mutamenti dei settori economico – finanziari quali banche includere nella supervisione BCE e quali invece rimanere escluse, ciò creerebbe incertezza e favorirebbe la concorrenza.
Si distingue per la vigilanza della BCE una supervisione micro prudenziale sulle singole banche ed una supervisione macro prudenziale sull’intero sistema finanziario.
Secondo alcuni la supervisione macro prudenziale presenterebbe il vantaggio del minor rischio di “cattura del regolatore” da parte delle banche locali. La cattura indica la situazione in cui gli organismi di sorveglianza delle attività economicheperdono la loro neutralità ed il controllore viene ad avere una visione simile a quella dei controllati e ne tutela gli interessi a scapito dei concorrenti di altre Paesi.
Viceversa lo svantaggio di tale scelta riguarderebbe la messa in repentaglio dell’indipendenza della BCE nel perseguire l’obiettivo della stabilità dei prezzi.
Per questo verrà proposta, in seno alla BCE, la costituzione di un Consiglio di Sorveglianza distinto dal Consiglio Direttivo che dovrà essere salvaguardato per l’indipendenza in tema di politica monetaria.

II) Il meccanismo europeo di gestione delle banche in crisi:
a) Proposta della Commissione Europea del giugno 2012
Un secondo pilastro su cui si fonda l’Unione europea, è il meccanismo europeo di gestione e liquidazione ordinata delle banche in crisi.
Prima del vertice europeo del giugno 2012, la Commissione Europea aveva presentato la proposta di una gestione comune delle crisi bancarie. In caso di insolvenza di un istituto, il Fondo nazionale sarebbe entrato in funzione iniettando capitale nell’Istituto, spostando gli asset tossici in una bad bank e poi al termine della ristrutturazione avrebbe rimesso la banca sul mercato.
Il fondo avrebbe dovuto avere finanziamento dalle stesse banche attraverso quindi risorse private. Nella proposta avanzata a inizio giugno dalla Commissione europea, presenta maggiore difficoltà quella parte riguardante lo spostamento di risorse da un fondo ad un altro in situazioni di emergenza, la cosiddetta solidarietà sovranazionale. Precisamente: se un Paese è in difficoltà perché le risorse del proprio Fondo nazionale non sono sufficienti a gestire la crisi bancaria, gli altri Paesi sono obbligati a prestargli fino a 50% delle risorse presenti nei propri fondi.
Le difficoltà nell’operatività della Cassa in comune dei fondi nazionali esistente sono state superate dal riconoscimento di un fondo già istituito senza alzare il debito pubblico per la ricapitalizzazione diretta delle banche in crisi nei vari Paesi.In tal modo è stato deciso che i Fondi EFSF e ESM potranno intervenire in modo diretto soltanto quando la vigilanza sarà passata alla BCE ossia a partire dal gennaio 2013.
b) Nuova istituzione dell’Unione monetaria di ottobre 2012: il Meccanismo Europeo di Stabilità ESM Nel mese di ottobre 2012, il Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) è finalmente giunto al termine del suo iter di formazione ed approvazione.
La nuova istituzione dell’Unione Monetaria costituisce un Fondo Monetario Europeo per sostenere i Paesi più fragili.
Questo nuovo organismo salva-Stati European Stability Mechanism ESM con sede in Lussemburgo offrirà assistenza finanziaria alle economie in difficoltà e sarà in un’Istituzione permanente in sostituzione dell’European Financial Stability Facility ESFS, anche se per un certo tempo i due fondi opereranno in parallelo.
Anche se è uno strumento ancora tutto da verificare e valutare nella pratica, le due Agenzie di rating Fitch e Moody’s gli hanno assegnato la tripla A. La nuova istituzione finanziaria è un elemento efficace e permanente per garantire la stabilità finanziaria nella zona Euro strumento cruciale in una strategia volta a garantire la stabilità finanziaria. L’ESM è una presenza rassicurante dentro e fuori dell’Euro, è un tassello mancante nell’architettura dell’Unione monetaria.
Per aiutare i Paesi in crisi finanziaria, il nuovo Fondo Monetario Europeo avrà a disposizione fino a 500 miliardi di Euro per aiutare in vari modi i Paesi in crisi finanziaria come: acquistare debito sui mercati primari e secondari; garantire parziali emissioni obbligazionarie; concedere temporaneamente linee di credito; assistere finanziariamente i Paesi dell’Eurozona in crisi di liquidità e di solvibilità. In cambio si chiederà agli Stati assistiti di impegnarsi lungo un percorso pluriennale per il consolidamento dei conti pubblici, i rafforzamenti dei sistemi bancari e di bilancio, attraverso una serie di riforme strutturali in contemporanea con il recupero della competitività perduta.
L’ESM di doterà di un doppio sistema di votazioni in quanto la maggior parte delle decisioni dovrà essere presa all’unanimità, ma nei casi più urgenti peri 17 Paesi della zona europea si potrà optare per la scelta di una maggioranza all’85%.
L’ESM sarà in grado di prestare assistenza finanziaria direttamente ai Governi; potrà anche comprare i loro debiti in bond direttamente all’emissione o sui mercati finanziari; inoltre sarà in grado di sostenere direttamente le banche ricapitalizzando o assumendo quote, ma solo una volta che si entrerà in funzione un sistema di supervisione facente capo alla Banca Centrale Europea.
Secondo il Presidente della BCE Mario Draghi, le accelerazioni impresse nell’ultimo Consiglio Europeo di giugno sul fronte del meccanismo unico di supervisione bancaria, dello scudo anti spread e della ricapitalizzazione diretta delle banche tramite ESM devono trovare applicazione il prima possibile.
La vigilanza bancaria è quindi un elemento essenziale nella costruzione delle nuove regole per un’Europa che poggia su basi stabili e solide, è un prerequisito per la ricapitalizzazione diretta e inizierà nel 2013. I fondi ESFS e ESM interverranno in modo diretto dal momento in cui la vigilanza comune sarà passata alla BCE.
L’accordo riguardante la ricapitalizzazione diretta non riguarda però la liquidazione di un istituto in crisi e quindi la gestione operativa della banca finalizzata alla liquidazione.

III) L’Assicurazione comune dei depositi
Terzo tassello indispensabile per l’unione bancaria europea è l’assicurazione comune dei depositi che potrebbe portare risparmi sui costi amministrativi, più equità nel caso di banche con operazioni transfrontaliere, maggiore copertura nel caso di eventi in singoli Paesi; anche la semplice armonizzazione dei fondi nazionali esistenti sarebbe utile per garantire tutti i risparmiatori allo stesso modo, evitando così spostamenti di depositi da un Paese all’altro. Per uniformare le pratiche nazionali, l’Unione europea ha completato il processo di armonizzazione dei vari Fondi di garanzia nazionale già avviato nel 2009 riguardo questi due aspetti:
1) Sono state eliminate le differenze nell’ammontare massimo assicurato per ogni risparmiatore partendo da Euro 20.000 nella pre-crisi alle attuali Euro 100.000.2) Sono stati ridotti i tempi di rimborso dai tre mesi precedenti la crisi ai venti giorni odierni in tutti i Paesi.
Tuttavia, nonostante questi miglioramenti, i Fondi di garanzia non sono del tutto uniformati e presentano ancora difficoltà di armonizzazione. Infatti permangono differenze nella dimensione dei fondi, differenze di modalità di finanziamento da parte delle banche, per esempio effettuazione di contributi ex post e non ex ante, solo in caso di effettiva necessità, di risorse come avviene in Italia. I fondi continuano ad essere separati in quanto non si riescono a sormontare alcuni ostacoli come ad esempio far aderire ad un fondo di garanzia europeo tutte le banche o solo quelle con attività transnazionali.
L’obiettivo è la garanzia sui depositi che eviterebbe la mancanza di liquidità per le banche.
Il fondo europeo di garanzia per i depositi o il sistema integrato di Fondi nazionali presenta difficoltà specie nell’eventuale crisi sistemica su vasta scala; per eliminare completamente il rischio sui depositi servirebbero risorse enormi, sebbene non sia questo il fine di un Fondo di assicurazione.
I mancati progressi sia sull’assicurazione comune dei depositi, sia sul meccanismo unico di gestione dei fallimenti bancari potrebbero indicare la necessità di un sostegno pubblico e, prima di essere varati, di una forma di unione fiscale. Si dovrebbero anche ripulire le banche di Eurolandia dagli asset a rischio cioè da potenziali perdite. Altrimenti i Paesi con banche sane dovrebbero utilizzare le risorse private e pubbliche per salvare le banche fragili di altri Paesi.
Tuttavia i fallimenti bancari dei Paesi periferici finiscono per avere impatti notevoli anche sui Paesi core di Eurolandia , le cui banche potrebbero avere anche titoli tossici.
In Italia dal maggio 2011 il limite di copertura per depositante è di Euro 100.000 in base al decreto legislativo 49/2011 di recepimento della Direttiva 2009/14/CE.
Tutte le banche italiane sono obbligate ad aderire al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi che si chiama FITD che garantisce: conti correnti, depositi anche vincolati, assegni circolari, certifi-cati di deposito normativo. L’eventuale rimborso del deposito è effettuato entro venti giorni dalla data del provvedimento di liquidazione coatta della banca, termine che in circostanze eccezionali può essere prorogato dalla Banca d’Italia per altri dieci giorni.
Per quanto attiene ad una Banca straniera che operi in Italia, la garanzia offerta è pari a quella delle banche italiane nel caso la banca straniera aderisca al FITD; nel caso in cui la banca straniera non aderisca al FITD, la garanzia corrisponde a quella offerta dall’assicurazione dei depositi nel proprio Paese d’origine.

Differenze di struttura istituzionale economica tra Eurozona e Stati Uniti
Nel discriminare la capacità di fronteggiare la crisi e quindi la valutazione dei mercati in una fase di crisi cruenta come l’attuale, analizziamo le differenze di struttura istituzionale economica tra l’Eurozona e gli Stati Uniti che appaiono assai rilevanti in questo momento.
Si premette che i conti pubblici sembrano essere più rassicuranti in Eurolandia di quanto non lo siano negli Stati Uniti. Infatti il Pil statunitense crescerà due-tre punti di più dell’area Euro, ma il debito pubblico sarà maggiore rispetto a quello dell’Eurozona come si può rilevare (Tabella B). Nell’Eurozona vige un’unione monetaria con la BCE, ma la sovranità della politica fiscale è assegnata ai singoli governi nazionali.
Negli Usa invece, Paese federale, oltre ad un’unica Banca Centrale Fed Federal Reserve System, vi è una politica di bilancio comune che si aggiunge a quella degli Stati e nella formazione del debito pubblico la parte più forte spetta alla prima.
È proprio la presenza di un Governo federale forte negli Stati Uniti che garantisce una capacità più elevata per fronteggiare shock simmetrici.
I due terzi della spesa pubblica americana pertanto sono realizzati dal Governo Federale, includendo il 10% delle risorse trasferite agli Stati ed ai governi locali. (Tabella C e D)
Gran parte degli Stati americani dopo il default del 1840 con il fallimento di otto Stati americani senza l’intervento di salvataggio del Governo fede-
rale si sono imposti la regola di mantenere il Bilancio in pareggio: è la cosiddetta golden rule che riguarda la spesa corrente che rende pro-ciclica la politica di bilancio a livello statale.
È solo il governo federale che è in grado di adottare politiche anti cicliche finanziandole anche in deficit, come è accaduto nel 2009 con il Recovery and Investment Act con un aumento di 5 punti percentuali sulla spesa pubblica del governo federale. Anche nel 2010 il Congressional Budget Office ha stimato che anche nel 2010 il 75% dei trasferimenti ricevuti dagli Stati nell’ambito dello stimolo alla crescita, sono stati utilizzati per coprire il deficit piuttosto che per avviare nuovi progetti. In Europa questa azione anti-ciclica è semplicemente limitata ai soli fondi strutturali erogati in modo indipendente dall’andamento del ciclo economico e che rappresentano solo l’1,8% della spesa pubblica europea.
Questa anomalia europea si è accentuata con l’approvazione del Fiscal Compact che impone ai Paesi europei il pareggio di bilancio; una regola più dura di quella applicata dagli Stati americani in quanto include anche la spesa in conto capitale nel vincolo e opera non solo sul deficit ma anche sul debito.
Con l’obbligo del pareggio di bilancio l’Europa si è legata a politiche pro-cicliche, restrittive nelle fasi recessive ed espansive nelle fasi positive contrariamente a quanto la teoria economica consiglia. La presenza di un Governo federale forte permette di attuare il meccanismo di risk sharing tra Paesi appartenenti alla stessa unione monetaria ossia, nel caso di shock asimmetrici, quelli che colpiscono soltanto alcuni Stati. In tale eventualità il Governo federale Usa può distribuire risorse dai Paesi in surplus a quelli che hanno subito lo shock attraverso proprio opportuni meccanismi di equalizzazione dei trasferimenti.
Negli Stati Uniti, a differenza dell’Europa, una diminuzione del Pil in uno Stato finisce per avere un impatto più contenuto sulla ricchezza dei cittadini, per la capacità negli Stati Uniti di un governo federale in grado di attenuare gli effetti negativi di una crisi locale utilizzando il gettito fiscale federale al netto delle spese federali generato dagli altri Stati.
La mancanza di un bilancio federale consistente è causa in Europa di un’espansione della crisi dei debiti sovrani, crisi che ha riguardato inizialmente soltanto la Grecia ma si è estesa poi dal Portogallo ed Irlanda all’Italia ed alla Spagna, coinvolgendo ora tutta l’Europa.
Gran parte del debito pubblico nell’assetto istituzionale americano è al livello federale e solo in minima parte riguarda gli Stati e i Governi locali. In media il debito degli Stati americani nel 2010 è stato pari all’8,2% del Pil statale.
Contrariamente a quanto accade negli Stati Uniti, i debiti pubblici dei Paesi Euro vanno considerati come fossero in valuta estera, poiché gli Stati membri dell’Euro hanno rinunciato alla sovranità sulla politica monetaria ed alla manovra del tasso di cambio.
Ciò ha come effetto un aumento del rischio di insolvenza; perciò la stessa Banca Centrale Europea può intervenire in modo limitato per abbassare i rendimenti sui titoli pubblici di singoli Stati europei. D’altronde anche la Fed non compera i titoli statali ma quelli federali.

Il cambio di rotta nella politica europea: l’acquisto di titoli pubblici OMT
Per rafforzare la governance europea in questi ultimi anni si è assistito ad un cambio di rotta fino alla creazione di una presidenza stabile nel Consiglio Europeo.
Infatti, negli ultimi mesi, a partire dal summit del 28 – 29 giugno 2012, a differenza del passato, i leader europei hanno rafforzato l’atteggiamento di dialogo sottolineando maggiormente i vari punti di convergenza con l’obiettivo comune di preservare e rafforzare l’Unione monetaria, anche in relazione alla salvaguardia del ruolo e dell’autonomia decisionale della BCE.
La BCE ha fatto valere la sua autorevolezza e prestigio necessari a realizzare il principio dell’irreversibilità dell’Euro e ha previsto l’acquisto di titoli pubblici detenuti dalle banche, con un programma ampio senza vincoli sull’ammontare.
Il piano di acquisto dei titoli di Stato, che tecnicamente è denominato OMT Outright Market Transactions, è uno dei contributi che l’Eurotower dà al-la stabilizzazione dei mercati finanziari.
Questo progetto fornisce all’Eurozona una rete di protezione efficace per evitare scenari distruttivi, ma, secondo il Presidente della BCE Mario Draghi, sarà attivato solo se i Paesi che ne chiederanno il sostegno rispetteranno condizioni rigide con riforme di bilancio e strutturali. Questo acquisto di titoli sovrani sul mercato secondario, inaugurato dalla BCE, è sorto proprio “per salvaguardare l’omogeneità del meccanismo di trasmissione della politica monetaria nell’area Euro e segna un punto di non ritorno per la storia della politica monetaria in Europa”.
L’OMT presenta quattro caratteristiche essenziali: 1) È ex-ante illimitato nella sua portata;
2) gli acquisti di titoli saranno pienamente sterilizzati, cioè mantenendo la base monetaria invariata; 3) sarà limitato all’acquisto di titoli con scadenza 1-3 anni, quindi una scadenza breve;
4) la sua attuazione impone al Paese membro che vi accede di partecipare ad un piano di “stabilizzazione macroeconomica” con l’European Stabilty Mechanism ESM e per il quale è accolto anche il monitoraggio del Fondo monetario, quindi prevede condizioni per il Paese che voglia accedervi. Questa quarta caratteristica dell’OMT che indica la condizionalità è la più importante e delicata dell’OMT perché rivela come la Banca Centrale Europea vincoli i propri interventi all’azione delle autorità dei vari Paesi.
Si prevede che quei Paesi i cui titoli di Stato abbiano rendimenti elevati possano chiedere l’intervento del Fondo europeo di stabilità finanziaria EFESF per calmierarli attraverso l’acquisto dei titoli di Stato, sia sul mercato primario che su quello secondario.
Queste condizioni riguardano il rispetto degli impegni già assunti in ambito europeo. Il perseguimento degli obiettivi programmati sarà sottoposto ad una sorveglianza rafforzata cioè a periodiche verifiche.
Le persistenti difficoltà delle banche hanno convinto la Banca Centrale Europea ad estendere ulteriormente i prestiti alle banche su valori record con aste di importo illimitato e ad importo fisso.
È importante che il regolamento del Consiglio Ue entri in vigore come previsto il 1 gennaio 2013, questo permetterà alla Banca Centrale Europea diavviare con i supervisori nazionali i passaggi necessari al trasferimento di capitali.

Rischi sulle prospettive economiche dell’unione bancaria
Sulle prospettive economiche e finanziarie dell’unione incombono gravi rischi come:
1) La mancata attuazione pratica delle decisioni politiche prese per contrastare la crisi dei debiti pubblici in Eurolandia: in campo economico si aspetta il funzionamento concreto della sovranità condivisa sovranazionale.
2) L’incertezza pesante rappresentata dalla lentezza della ripresa economica con ricadute negative anche sulle banche e sul credito.
3) La risposta a questa domanda: i Governi devono ancora procedere con i tagli ed i sacrifici in nome del risanamento dei conti pubblici?
A questo interrogativo la risposta del Presidente Mario Draghi è precisa: “Le misure di austerità e consolidamento fiscale, dolorose nel breve periodo sono correzioni necessarie a cui non c’è alternativa . Non sono sacrifici fini a sé stessi, ma permettono ai Paesi dell’Eurolandia di vedere l’altra sponda del fiume, mentre ne sono ancora in mezzo”. È essenziale per la ripresa riattivare pienamente la fornitura di credito. La
BCE ha fatto tutto il possibile per ridurre le tensioni sul mercato e le politiche non convenzionali adottate dalle Banche Centrali, come la FED e la BCE, sono considerate un elemento importante per cercare di ottenere una ripresa più rapida. Tuttavia la ripresa si presenta lenta e debole con una prospettiva ancora di vari anni; è quindi necessario cambiare le regole del gioco, proprio quello che sta facendo il Governo italiano, come ha sottolineato il Governatore del-la Banca d’Italia Ignazio Visco.
Le economie avanzate assicureranno che il ritmo del consolidamento fiscale sia quello legato a sostenere la ripresa.
Sottolineiamo infine l’auspicio del Prof. Alberto Quadrio Curzio che è quello di attivare un’apertura di linea presso la BCE per lo scudo anti spread senza che il memorandum da fissare debba comportare obblighi ulteriori, viste le riforme già fatte. La finalità sarebbe quella di avere la disponibilità in caso di urgenza.
L’attivazione dello scudo anti speculazione sarebbe un ottimo deterrente per i mercati, così i tassi scenderebbero in modo stabile e si liberebbero risorse per allentare la pressione fiscale e dare impulso alla crescita.
L’Italia, dopo aver accettato il fiscal compact, dovrebbe però essere più incalzante nei confronti dell’Europa per rilanciare i progetti di investimento europeo.

La stesura di questo articolo si è avvalsa anche delle pubblicazioni del Centro Studi Confindustria pubblicati negli scenari economici del settembre 2012.

Tabella A



Tabella B



Tabella C



Tabella D

CONDIVIDI