Luglio - Settembre | 2012

  numero 3

EDITORIALE

Aspettavamo con ansia l’arrivo dell’autunno per la ripresa economica italiana ed invece constatiamo con rammarico una recessione profonda delle imprese che si prolunga ancora, mentre le nuove previsioni rimandano l’inversione di tendenza del ciclo produttivo alla prossima primavera.

Anche le statistiche congiunturali e gli indicatori qualitativi confermano tale frenata che si accentua soprattutto nei paesi emergenti, motore dello sviluppo globale negli ultimi anni.

A fronte di una forte caduta del Pil italiano, si affaccia l’ipotesi di una graduale ripresa dell’economia italiana nel corso dell’anno prossimo che si fonda sull’efficacia delle misure anti-spread da poco annunciate dalla Banca Centrale Europea.

Tuttavia permane un’elevata incertezza sia per quanto riguarda l’evoluzione globale, sia per i tempi di concreta efficacia dello scudo anti-spread della BCE.

Nel frattempo, gli investimenti fissi lordi registrano un arretramento con una caduta che agisce negativamente sul potenziale di crescita e sulla produttività del Paese, in contrasto con l’export estero che è l’unica componente positiva del Pil italiano dovuta al crollo delle importazioni per la caduta della domanda interna.

Uno sguardo poi rivolto all’occupazione rivela che, a differenza di quanto avveniva in precedenza dove, a causa della crisi, le difficoltà a trovare un impiego provocavano uno scoraggiamento nella ricerca del lavoro od un fermo nella ricerca per acquisire nuove competenze, oggi si riscontra un aumento della partecipazione al mercato del lavoro; quindi, nonostante la recessione, è in atto un forte incremento della forza lavoro, una ricerca che presenta una maggiore flessibilità del mercato lavoro in Italia.

Di flessibilità parla in particolare il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero quando presenta la sua nuova riforma del lavoro alle autorità competenti ed agli addetti interessati, comprensiva dell’articolo 18.

Riassumendo brevemente i contenuti della nuova legge sul lavoro emergono tre punti centrali:

  1. Flessibilità in entrata con un forte richiamo all’Apprendistato

  2. Flessibilità in uscita per superare il problema del precariato e della povertà

  3. Nuovo assetto degli ammortizzatori sociali sulla base dell’equità e dell’efficienza

Urge l’attuazione pratica di questa riforma poiché è necessario il superamento della crisi in atto che ha coinvolto tra l’altro lavoratori in aziende leader nel nostro Paese quali l’Alcoa o l’Ilva nel campo dell’acciaio o minerario e la Fiat nel settore automobilistico che, in forte recessione, attende, tra molti dubbi ed incertezze, investimenti futuri da parte delle dirigenza per una rapida ed efficace ripresa.

Davanti a tante difficoltà ed ostacoli, non ci scoraggiamo, ma andiamo avanti sperando in tempi migliori.

 
Gianpaolo Trucchi

ARTICOLI

L’unione bancaria continentale potrebbe essere un passo verso la fine della speculazione sugli spread, ma non decisivo in assenza di istituzioni governative comuni capaci di una politica monetaria credibile.

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